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Impatto delle imbarcazioni sulla prateria di Posidonia oceanica

Tutti noi abbiamo sentito parlare della Posidonia e della prateria che questa forma, molti di noi hanno avuto modo di vederla facendo snorkeling ma pochi conoscono la grande importanza che il posidonieto (prateria di posidonia) riveste nei confronti dell’habitat marino e per la protezione della fascia costiera.

Prima di parlare del Posidonieto, diamo un breve cenno alla specie che la origina, ossia la Posidonia oceanica: questa non è un’alga, come tanti erroneamente l’appellano, ma una pianta vera e propria che originariamente, diversi milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo, era riuscita ad abbandonare l’ambiente terrestre e a colonizzare quello marino.

Presente solo nel Mediterraneo (specie endemica), la Posidonia è una monocotiledone come il grano o le orchidee, per citarne alcune; è costituita da radici, rizoma (fusto) e foglie. Si può riprodurre per via asessuata o per via sessuata mediante fiori e frutti, chiamati olive di mare. Il rizoma può avere uno sviluppo sia orizzontale sia verticale, verso l’alto. Da ogni rizoma possono svilupparsi molti fasci fogliari, chiamati anche ciuffi fogliari. Come nelle piante terrestri, anche la Posidonia nel periodo autunnale perde una parte delle foglie, molte delle quali vengono accumulate sugli arenili dalle correnti marine.

Immagine schematica della Posidonia dalla quale si osserva i ciuffi fogliari, il rizoma e le radici

La Posidonia è in grado di colonizzare ambienti sabbiosi, costituendo la prateria, e li trasforma in ambienti a substrato compatto, fattore ecologicamente molto importante.

Prateria sviluppata su fondale di sabbia.

La prateria di Posidonia che si può osservare già nell’immediato sottocosta, anche a poche decine di centimetri fino ad oltre 30 m di profondità, fondamentalmente è costituita:

  1. Dalla matte, una struttura organica di ampio spessore costituito da un complicato intreccio formato da più strati di rizomi di vecchie piante, oltre che da sedimento e frammenti conchigliari intrappolati tra queste
  2. Dai fasci fogliari viventi che ricoprono la sommità della matte, presenti con densità elevata che in una prateria sana ed a bassa profondità, circa 1-2 m, può superare i 1000 fasci per metro quadrato di matte.
Matte con i fasci fogliari sulla sua sommit

La matte, grazie alla crescita dei fasci fogliari a sviluppo verticale (fasci ortotropi), si innalza di circa un centimetro all’anno, in ambiente sano, ed essendo la prateria molto longeva, lo sviluppo della matte può essere anche di diversi metri; nel golfo di Cagliari si possono osservare matte alte oltre 4 m che indicano praterie nate più di 4 secoli fa.

Matte con fasci fogliari a sviluppo verticale (ortotropi)

Importanza della prateria:

  • Consolida i fondali mobili (sabbiosi)
  • Aumenta la limpidezza delle acque
  • Incrementa la biodiversità
  • E’ un habitat per tantissime specie di organismi invertebrati, e per numerose specie di pesci offre protezione durante la loro fase giovanile.
  • Protegge le coste dall’azione erosiva del moto ondoso sia grazie all’innalzamento del fondo che costringe le onde a frangere ad una maggiore distanza de terra, sia grazie alla barriera offerta dall’accumulo di foglie morte sugli arenili (banquette).
Banquette

Molte azioni antropiche conducono alla morte della Posidonia e conseguentemente alla scomparsa della prateria e, con l’azione erosiva delle correnti, anche della matte.

Con la scomparsa della prateria il tratto di mare si impoverisce di specie, comprese quelle commercialmente importanti e le acque, anche con modesto moto ondoso e deboli correnti di fondo si intorbidiscono con molta facilità.

Da quanto detto, si evince quanto sia importante proteggere la prateria dalle nefaste insidie offerte da numerose azioni di natura antropica tra le quali si include anche quella degli ancoraggi delle imbarcazioni. L’ancoraggio sulla prateria determina l’estirpazione dei fasci fogliari e l’aratura della matte, entrambe assolutamente negative e che conducono, nel tempo, alla scomparsa della prateria.

Non bisogna quindi assolutamente ancorare sulla prateria. Al momento dell’ancoraggio, si possono cercare chiazze di sabbia, spesso presenti all’interno della prateria, in particolare nelle baie con litorale sabbioso, e filare l’ancora proprio su queste chiazze. Le chiazze di sabbia si distinguono chiaramente stando sull’imbarcazione in quanto il colore bianco della sabbia spicca sul colore scuro della prateria; un uomo a prua è più agevolato nell’individuazione di tali chiazze.

Risulta pertanto fondamentale sensibilizzare tutte le persone che vanno per mare, siano essi armatori, velisti, o semplici persone a bordo delle imbarcazioni, sull’importanza del delicato equilibrio sul quale si basa la sopravvivenza dell’ecosistema marino. In particolare, su quanto la Posidonia sia determinante per la vita che si svolge presso la riva ma anche per la conservazione delle spiagge stesse, contro l’erosione da parte delle correnti marine.

La plastica e altri rifiuti

Ma oltre alla conoscenza dell’importanza della Posidonia, tutti coloro che vanno per mare devono conoscere anche l’impatto delle plastiche e dei rifiuti prodotti a bordo, e per questo è sempre molto importante fare attenzione a queste poche e semplici indicazioni: prima di salpare è bene ridurre gli imballaggi eliminando le confezioni inutili prima di partire, preferire materiali riutilizzabili (borracce, contenitori, stoviglie), portare a bordo sacche o contenitori separati per i diversi tipi di rifiuti; durante la navigazione, mai gettare nulla in mare, nemmeno cibo o materiali “biodegradabili”, separare i rifiuti, compattare la plastica per ridurre il volume, chiudere bene i sacchi per evitare che volino fuori bordo con il vento; al rientro in porto, conferire i rifiuti negli appositi punti di raccolta portuali. Anche durante i momenti conviviali trascorsi nel pozzetto dell’imbarcazione, è bene prestare attenzione affinché piatti, bicchieri e altri oggetti di plastica non finiscano in mare trasportati dalle folate di vento.

Per quanto riguarda la plastica, è tristemente noto il suo impatto verso la tartaruga marina, la Caretta Caretta, che spesso la scambia per cibo: molti rifiuti di plastica, in particolare i sacchetti, in acqua assomigliano a meduse, organismi che rientrano nella dieta delle tartarughe; la plastica in mare si ricopre di alghe e microrganismi che producono odori e sapori simili a quelli del cibo naturale. Le tartarughe si orientano molto con l’olfatto e vengono tratte in inganno. Inoltre, le tartarughe non hanno una vista molto dettagliata sott’acqua: distinguono forme e movimenti, ma non riconoscono bene i materiali, quindi è facile per lo sbagliarsi. Una volta ingerita, la plastica può bloccarsi nello stomaco o nell’intestino, dando una falsa sensazione di sazietà o causando lesioni, infezioni occlusioni che spesso conducono alla morte.

Anche i Cetacei Odontoceti, in particolare il Capodoglio e le altre specie che si nutrono in profondità (Delfini, Orche, Globicefali, ecc), ingeriscono per errore rifiuti di plastica, la quale, oltre ad essere direttamente tossica, crea grossi disturbi intestinali che spesso conducono alla morte. L’analisi necroscopica condotta sui cadaveri dei cetacei odontoceti rinvenuti spiaggiati testimonia spessissimo la presenza di ingenti quantitativi di rifiuti di plastica nel loro intestino.

I rifiuti di plastica abbandonati in mare, a seguito delle correnti e del moto ondoso, con l’andar del tempo si frantumano in pezzi sempre più piccoli fino a raggiungere dimensioni talmente piccole da essere invisibili a occhio nudo (micro e nanoplastiche). In questo modo possono essere ingerite dagli organismi che hanno la nicchia ecologica di filtratori come, ad esempio, la gran parte delle specie dello zooplancton, i mitili, le vongole ecc. ed entrano così nelle catene alimentari raggiungendo tutte le specie e anche l’uomo, sul quale provocano gravi patologie, tra cui i tumori.

Se si trovano rifiuti galleggianti durante la navigazione, è importante raccoglierli se possibile: è un piccolo gesto che fa la differenza.

Carlo Cottiglia